Omelia 6 novembre 2016

XXXII TO/C                                                                       06/11/2016

CONSOLATI DALLA RISURREZIONE

Sono strane le letture, soprattutto la prima e il Vangelo. Nella prima c’è il dramma del martirio di un’intera famiglia all’epoca dei MACCABEI che si erano ribellati contro gli usurpatori pagani del loro regno e dei loro culti; nel Vangelol’assurdità della situazione inventata dai SADDUCEI per mettere in difficoltà Gesù approfittando di una legge mosaica, il “levirato”, che obbligava un fratello a prendere in moglie la vedova del fratello per dare una discendenza al congiunto defunto.

In realtà sono due situazioni con le quali gli autori sacri ci portano a riflettere su un tema decisivo per noi cristiani: LA RISURREZIONE.

E’ decisivo e per questo la Chiesa ce lo propone alla fine dell’anno liturgico, cioè di quel lungo cammino che dura un anno e che ci porta, ogni volta, a contemplare tutta la storia di Gesù attraverso la lettura e la meditazione dell’intero Vangelo (un anno Luca, che stiamo finendo, il prossimo Matteo, che inizierà con l’Avvento e l’altro ancora Marco).

Questa è la nostra fede, ma LA FEDE NON E’ DI TUTTI, ci ricorda San Paolo mentre parla ai Tessalonicesi nellaseconda lettura. Non tutti credono a questa verità e la trovano, sempre stando alle parole di Paolo, una CONSOLAZIONE ETERNA E UNA BUONA SPERANZA tale che CONFORTA I NOSTRI CUORI.

Non possiamo nasconderci il fatto che molta gente, anche in famiglia, vicini di casa, colleghi di lavoro, forse a volte anche noi stessi, non  crede, non ha fede sufficiente.

Certamente non una fede come quella di quei SETTE FRATELLI E LA LORO MADRE che pur di non rinnegare Dio, forti della fede nella RISURREZIONE, accettano, anche sotto torture atroci, di perdere la vita, questa vita, certi dell’altra. E’ una delle pagine dove più forte e chiara è questa certezza che l’Antico Testamento conoscerà un poco alla volta.

Qualcuno ha chiamato questa CONSOLAZIONE, questa SPERANZA, una “droga per i popoli”, una illusione per tenere buona la gente povera e semplice. Oppure ci sono altri, purtroppo anche dentro la Chiesa (mi chiedo quanto…) che ci credono così poco da sentire il bisogno del “castigo di Dio”, su questa terra: è tiepida e certo distorta una fede che ha bisogno del castigo di Dio.

Abbiamo invece bisogno di CONSOLAZIONE e SPERANZA, e sono esse che Gesù è venuto a portare 2000 anni fa con la sua Passione, Morte e Risurrezione.

Questa è la nostra fede, questa è la nostra speranza, qui c’è la nostra consolazione e la radice della forza di ogni vero amore.

E anche se non possiamo pensare di essere così forti come quei 7 fratelli (ma quanti martiri per la fede ci sono anche oggi e non sono mai persone eccezionali, lo diventano dopo…), noi crediamo e speriamo, come ci dice Gesù: DI ESSERE GIUDICATI DEGNI DELLA VITA FUTURA E DELLA RISURREZIONE DAI MORTI.

Quella vita che ora non ci è dato di conoscere, ma solo intuire, Gesù ce la racconta come l’ha raccontata ai SADDUCEI che pensavano di fargli uno sgambetto con la loro storiella.

Quella vita risorta noi non la conosciamo, la possiamo solo intuire. Sarà abbastanza diversa da questa da far dire a Gesù: NON PRENDERANNO NE’ MOGLIE NE’ MARITO, ma sarà profondamente legata a questa vita tanto che parliamo di RISURREZIONE DELLA CARNE per cui possiamo definirla davvero come luogo degli “amori ritrovati”, di questa vita trasformata

- Non è reincarnazione, cioè ritorno su questa terra.

- Non è confusione con madre Natura, come pensano certe filosofie.

- Né tanto meno fine di ogni cosa, tanto nessuno è mai tornato come a volte diciamo anche noi.

DIO NON E’ DEI MORTI, MA DEI VIVENTI, conclude Gesù, TUTTI VIVONO PER LUI.

Qui sta la mia fede, questo io credo, questo invito voi a credere, su questo si basa la mia vita, la mia preghiera, la mia speranza.

Il messaggio di Cristo mi dona questa fiducia e mi sprona a vivere al meglio questa vita e mi spinge a condividerla il più possibile, a desiderare che nessuno sia escluso, qui e in ogni parte del mondo. Per questo dono la mia vita come prete, per questo molti di voi donano la loro vita come sposi e genitori, o come appassionati della vita in altre forme. Per questo cerchiamo di essere ospitali con tutti: perché anche se “non prendono moglie e marito” alla fine ciò che resta è la carità.