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Omelia dell’8 dicembre 2018

Immacolata Concezione di Maria – MARIA: SPECCHIO E TELAIO DI DIO – Lunedì sera, a Loreggia, la seconda serata biblica con Elide Siviero, ci ha proposto proprio questo brano del Vangelo. Il titolo era: “La comunità che accoglie la Parola come Maria”. Sono 3 serate in Avvento e saranno 4 in Quaresima con cui viviamo l’avvicinarsi del Natale prima e della Pasqua poi, alla luce della Comunità che siamo sempre chiamati ad essere e che, dal 9 dicembre, lo saremo in modo nuovo, legati tra 7 parrocchie per un senso di comunità più grande.
Intanto vi invito alla prossima serata, l’ultima in Avvento, lunedì prossimo, mediteremo il Magnificat (“Comunità che loda il Signore”). In secondo luogo, prendo questo spunto per meditare insieme con voi il mistero dell’IMMACOLATA CONCEZIONE che oggi la Chiesa ci propone. Maria si specchia nella Chiesa e la Chiesa si specchia su Maria. L’immagine dello SPECCHIO mi incuriosisce e mi piace.
Lo specchio è un oggetto un po’ misterioso. Mostra e nasconde insieme. Infatti davanti a MARIA IMMACOLATA ci riconosciamo somiglianti come Chiesa santa perchè chiamata, voluta da Dio. Ma come singoli è tanto evidente che siamo peccatori, dissomiglianti!

SPECCHIO CHE MOSTRA: Mostra la bellezza della nostra umanità, chiamata e voluta, perché amata, da sempre, da Dio. In MARIA “PIENA DI GRAZIA”, certo dono speciale che la preservò dal peccato originale (=mancanza di Dio) e da ogni altra forma di peccato (=riempire la mancanza con altro), per lei un dono unico, ma fu anche, immagine di chi eravamo chiamati e restiamo chiamati ad essere tutti noi: IMMAGINE E SOMIGLIANZA di DIO. Fummo creati così (il racconto di Gen 1, ce lo rivela), ma la storia subito prese un’altra piega (lo abbiamo ascoltato nella prima lettura, Gen 3).
La nostra umanità, in MARIA IMMACOLATA lo vediamo bene, è come davanti a uno SPECCHIO che mostra la bellezza di ciò che siamo, riflesso di Dio:
Quando una mamma dà alla luce un figlio… riflesso di Dio
Quando un uomo ama una donna… riflesso di Dio
Quando uno scienziato fa nuove scoperte… riflesso di Dio
Quando un politico fa una legge buona per tutti… riflesso di Dio
Quando un giovane si innamora… riflesso di Dio
Quando un anziano continua a sorridere… riflesso di Dio
Quando l’umanità si mostra somigliante a MARIA e quindi a Dio, noi vediamo un lampo di luce, un riflesso affascinante, bello, attraente… e restiamo ammirati e stupiti, come davanti ad un’opera d’arte!

SPECCHIO CHE NASCONDE. Lo specchio sappiamo bene che non mostra tutto. Con gli occhi di MARIA intuiamo la bellezza, con i nostri occhi vediamo anche la grande bruttezza. Il peccato originale, il peccato di Adamo ed Eva, in qualche modo la riassume. E’ il vuoto di Dio, la sua mancanza, causata da un “no” che si rilette da sempre… Ci parla di una asimmetria misteriosa: Creati per il bene, per il “si” a Dio ma ci ritroviamo invischiati, infangati, insabbiati nel male, il “no” a Dio. Da stoffa preziosa senza strappi, toppe o stropicciamenti a stoffa rovinata, piegata, bucata…
Tanto bella MARIA, tanto brutti noi: egoisti, rancorosi, vendicativi, pieni di pregiudizi, invidiosi, violenti, truffatori, approfittatori… basta scorrere un giornale, ascoltare un telegiornale, scorrere le notizie sul web o leggere il tono dei messaggi che spesso vi troviamo…
Invece di amare uccidiamo… pensiamo all’aborto o al femminicidio…
Invece di accogliere, respigiamo, pensiamo a certe recenti leggi…
Invece di contemplare la bellezza del presepio lo usiamo come clava…
Anche nella Chiesa… pensiamo alla pedofilia, il clericalismo, le chiacchiere, la divisione tra gruppi…

Ma se il “NO” di ADAMO ed EVA, cioè dell’UMANITA’, ha strappato la stoffa preziosa che Dio aveva realizzato in noi. Il “SI” di MARIA ha ricucito questo strappo e ha permesso a Dio stesso di scendere tra noi. L’IMMACOLATA CONCEZIONE, è la trama dell’umano restaurata, per permettere a Dio di diventare un “filo d’oro” in GESU’. C’è nell’iconografia orientale una bellissima immagine di Maria che “tesse” una tela, lei TELAIO, a significare il suo corpo di madre dentro il quale, concepito, cresce l’umanità di GESU’ e con Lui un filo d’oro, il filo di Dio entra nella stoffa dell’umanità e, nonostante gli strappi non solo la ricostruisce, ma la impreziosisce, la rende preziosa com’era stata pensata. MARIA IMMACOLATA, specchio di Dio e telaio di Dio. Grazie Signore. Continua ad essere il nostro tessitore. Resteremo riflesso prezioso.

Omelia 2 dicembre 2018

I^ domenica di AVVENTO/C                                             02/12/2018

VEGLIO QUINDI SONO!

Il cammino dell’Avvento, che riprende vi invito a viverlo a partire dalle 4 parole che il CPP ha individuato come “attenzioni” per la nostra comunità: Identità cristianacondivisionegiovani e famiglie (le presentammo alla Messa dell’8 settembre, c’era un piccolo fascicolo che le ricordava, le riporteremo sul prossimo numero di Voce).

La prima parola, IDENTITA’ CRISTIANA, ci guiderà oggi, 1^ domenica di Avvento caratterizzata da un atteggiamento fondamentale che si ricava dal Vangelo: la VEGLIA.

Il cristiano trova parte della sua identità in questo atteggiamento. E’ uno che “veglia”, come una mamma il suo bambino malato, come un soldato che fa la guardia di notte, come un innamorato che attende la sua innamorata…

Un cristiano “veglia” perché sa che vale la pena. Sa che il suo SIGNORE, arriva, ne è certo. L’Avvento e il Natale che ogni anno celebriamo sono il nostro modo di dire: io so che ci sei e che arrivi!

L’identità del cristiano è in questo “attendere fiducioso”, fatto di FEDE, SPERANZA e CARITA’.

FEDE perché crede che il suo Signore arriva.

SPERANZA perché non ha le prove nella testa, ma nel cuore.

CARITA’ perché non è attesa pigra, ma operosa, impegnata.

VIGILARE significa attendere così. Con fede viva, speranza certa, carità operosa. L’identità del cristiano è questa. E io sono così?

VIGILARE significa dare credito al profeta Geremia (prima lettura), che dice VERRANNO GIORNI NEI QUALI IO REALIZZERO’ LE PROMESSE DI BENE. In un oggi dove tanti agitano paure per avere voti (tante paure sono vere, ma tante, di più, sono fasulle: es l’invasione dei migranti musulmani – sono una minoranza; ad es. la violenza dilagante – i reati sono in calo). La nostra identità di cristiani si fonda su una promessa di Dio (o no?) che dice: OGGI C’E’ IL BENE. Natale che viene ci dice che il BENE, che è Dio, che è Gesù, c’èMa io ci credo?

Certo questo BENE è GERMOGLIO GIUSTO, egli ESERCITERA’ UN GIUDIZIO, LA GIUSTIZIA SULLA TERRA. E’ giusto che noi stiamo bene e milioni di altre persone stanno male? E’ giusto che noi diventiamo anziani a 75 anni mentre milioni di altre persone già a 30 anni sono vecchie per miseria, povertà, malattie? E’ o non è giusto? Voglio o non voglio fare qualcosa? Questa è IDENTITÀ CRISTIANA. Qui, su questi pensieri occorre VIGILARE. Lo faccio?

San Paolo (seconda lettura), specifica esattamente questo rapporto circa il BENE, riguarda Dio e i fratelli: IL SIGNORE VI FACCIA CRESCERE E SOVRABBONDARE NELL’AMORE FRA VOI E VERSO TUTTI! L’identità cristiana, ciò per cui vale la pena vegliare è che questa venuta del Signore, questo suo prometterci il bene si vede, si mostra, si realizza se noi alleniamo il nostro cuore all’amore fra noi e verso tuttiMa noi ci vogliamo bene? Nelle nostre famiglie ci vogliamo bene? E “verso tutti” per me cosa vuol dire? Tutti è tutti oppure è solo qualcuno? Quelli che la pensano come me, quelli che mi danno ragione, quelli che non mi danno fastidio…

VEGLIARE significa anche vigilare affinché il nostro cuore sia davvero aperto ai fratelli, tutti i fratelli. Se escludo qualcuno, escludo GESU’. Ma io ci credo? Ma io ci provo? Che Natale voglio? Chi voglio far nascere nel mio cuore? Un panettone o Gesù Cristo?

IDENTITA’ CRISTIANA e VIGILANZA, per un NATALE che sia cristiano, di Cristo e non di qualcun altro.

Si lo voglio. Non voglio che I SEGNI NEL SOLE E NELLA LUNA, LE ANGOSCIE DEI POPOLI IL FRAGORE DEI MARI, LE PAURE vere o presunte, occupino troppo il mio cuore. VOGLIO VEDERE IL FIGLIO DELL’UOMO, GESU’, colui che sconfigge ogni male – e io ci credo – VENIRE, oggi e sempre.

Voglio ALZARE LO SGUARDO, perchè LA LIBERAZIONE E’ VICINA, è Gesù, non sono i regali, non è la retorica buonista di un certo Natale… non voglio cadere vittima di DISSIPAZIONI, UBRIACHEZZE, AFFANNI. Mangiare troppo, bere troppo, lavorare troppo. A volte rischio di fare della fede solo questo: un “troppo” schiacciato sulle cose della terra, su me. No. Voglio il NATALE di CRISTO. Voglio un NATALE di bene. Voglio un NATALE vero. Per questo veglio… prego, amo, cerco… io… e tu?

Omelia del 25 novembre 2018

XXXIV/TO-B – UN SI POSSIBILE – E’ una strana festa, lo sappiamo, quella di oggi. O meglio mi suona sempre un po’ strano parlare di RE, pensando a Gesù. So bene la sua derivazione biblica, tutto il grande tema del REGNO e della REGALITA’, ma continua a suonarmi strano. Perché ovviamente è una parola che trascina con se le immagini di oggi, e quante sono, dei re di questo mondo, soprattutto i re di oggi, francamente abbastanza a me antipatici. Non sempre perché capricciosi e oggetto di quella curiosità a me particolarmente da fastidio, dei media, del gossip, spesso meritata perché caratterizzati da stili di vita decisamente criticabili, oppure subita, ma anche per tutto l’apparato esteriore, di sfarzo, di estetica, di simboli che non mi appartengono.
Mi consola pensare che GESU’ comunque è un RE DIVERSO. Basta alzare gli occhi a un CROCIFISSO per ricordarcelo. Basta pensare alla scena davanti a PILATO che abbiamo appena letto, magari aiutati da qualche ricostruzione cinematografica seria, per tirare da una parte un sospiro di sollievo. E’ proprio un RE DIVERSO. Ma si trascina dietro tutta una serie di domande che sono toste. MA ALLORA CHE RE E’? Alla luce soprattutto della sua pretesa DIVINITA’, anzi proprio a partire da questa pretesa che è il cuore della sua proposta.
SI SONO RE risponde GESU’ e intende qualcosa di ben diverso da come lo intende PILATO. Sono il Signore dell’Universo, come lo ricordiamo oggi. Sono espressione di quel Dio creatore di tutto e di tutti. In Lui Dio stesso si rende presente in un modo assolutamente nuovo, unico e definitivo perché totalizzante. In GESU’ C’E’ TUTTO DI DIO, in questo senso è RE.

Capiamo subito il riferimento che fa il Profeta Daniele che dice, e sta parlando del MESSIA, non lo sa, ma sta parlando del CRISTO, al quale FURONO DATI POTERE, GLORIA E REGNO. TUTTI I POPOLI, NAZIONI E LINGUE LO SERVIVANO. IL SUO POTERE E’ ETERNO. IL SUO REGNO NON SARA’ DISTRUTTO.
C’è il fondamento della nostra fede. In quel FIGLIO D’UOMO, stranamente “figlio d’uomo”, ma noi sappiamo cosa significa, lo sappiamo a partire dal NATALE, da quel Natale che tra poco torneremo a celebrare, proprio in quell’umanità unica di GESU’ si rivela, si rende presente un TUTTO, si rende presente esattamente Colui che tutto ha generato e tutto sostiene e a cui tutto sta andando.
Proprio la REGALITA’ DI GESU’ se da un lato mi provoca alla responsabilità per il mondo, il creato, l’ecologia, la storia, i poveri, gli indifesi, i fragili, gli emarginati, dall’altro mi da grande fiducia e grande certezza che nulla e nessuno sarà abbandonato.
Viviamo tempi dove tornano paure. Ma a noi cristiani non deve essere dato di aver paura (o troppa paura).
Noi sappiamo – lo crediamo e preghiamo perché Lui stesso ci aiuti a crederlo e a saperlo – che GESU’ CRISTO E’ IL TESTIMONE FEDELE come ci ricorda San Giovanni nell’Apocalisse, la seconda lettura che abbiamo letto.
Non c’è TRUMP che tenga, non c’è SPREAD che mi angosci, non c’è TERRORISMO che mi spaventi. Io so che CRISTO RESTA FEDELE, E’ LUI IL MIO RE e questo mi basta.
So che CI AMA, CI HA LIBERATI CON IL SUO SANGUE, CI HA RESI SUO REGNO. Io so che EGLI VIENE e OGNI OCCHIO LO VEDRA’. Questo io so e credo. ANCHE QUELLI CHE LO TRAFISSERO LO VEDRANNO. Anche PILATO lo vedrà. Anche i re o i dittatori, ma anche i governanti infedeli di questo mondo, i potenti che sembrano sempre impuniti lo vedranno.
IL SUO REGNO NON E’ DI QUESTO MONDO: Per questo per ora non lo vediamo a pieno, non ne vediamo l’efficacia finale. Ma sappiamo e crediamo.
C’è una formula teologica che a me piace tanto: GIA’ E NON ANCORA. Mi aiuta a capire la fede, ad accettare questo tempo, ogni tempo con tutte le loro sconfitte e incertezze. Lui è già qui, ma non ancora pienamente. E’ già re, ma non ancora pienamente visibile, pienamente occupante il mio cuore. E’ nel mio cuore, nella mia storia, nel mio cammino, manca il mio si definitivo, il NON ANCORA, frutto non di un Suo limite, ma del mio, non di una Sua mancanza, ma della Sua Pazienza, non della Sua incompetenza, ma del Suo Amore per me. Mi da tempo. Mi lascia tempo. Mi chiede un SI POSSIBILE.
Aiutami, aiutaci a dire il nostro SI POSSIBILE, per un RE DIVERSO, ma possibile. Allora vale la pena. Allora sono disponibile. Allora ci credo e ci provo. Ma Tu aiutami.

Omelia del 18 novembre 2018

XXXIII TO/B – UNA STRADA POSSIBILE – Siamo vicini alla conclusione del tempo ordinario della liturgia, che sarà domenica prossima, festa di Cristo Re. Dopo di che torneremo a riprendere il grande cammino liturgico con l’Avvento.
Si sente tutto il sapore della “fine” in questo brano di Vangelo di Marco. Un sapore misterioso, anche un po’ inquietante, con le immagini che ci vengono da quello stile chiamato “apocalittico” che a noi oggi dice poco o per lo meno rischiamo di leggerlo solo in chiave catastrofistica. Sappiamo bene che Bibbia e Vangelo non sono generalmente né “cronaca” di fatti, nel senso giornalistico del termine e nemmeno profezie del futuro nel senso magico o astrologico. Anzi, siamo messi in guardia da questi modi di leggere la Parola, che rischiano di stravolgerla.
In realtà GESU’ sta parlando più di se stesso, del dramma della CROCE. Lui è il SOLE CHE SI OSCURERA’, verranno a mancare i punti di riferimento come sono la LUNA per il calendario e le STELLE per i naviganti. Senza GESU’ i DISCEPOLI resteranno senza “luce”, senza “bussola”, non sapranno dove andare, fino a che non giungerà loro lo SPIRITO SANTO, DIO cioè si manifesterà in modo nuovo con GRANDE POTENZA E GLORIA.
Infatti GESU’ dice anche una cosa molto importante: LE MIE PAROLE NON PASSERANNO. E’ una affermazione fondamentale, importante, decisiva.
E’ su queste “PAROLE” diverse che si fonda la nostra fede, che noi veniamo a Messa, che noi affrontiamo la vita in modo totalmente diverso, pur vivendo la vita nel modo esattamente uguale a tutti: nasciamo, viviamo, ci ammaliamo e moriamo come gli altri; andiamo a scuola, al lavoro, in pensione, come gli altri; ci innamoriamo, ci sposiamo, facciamo famiglia, figli e nipoti, come gli altri… eppure…
Eppure mentre tanta gente vive come se questa vita non finisse mai e poi improvvisamente si trova davanti al muro della morte e non sa perché. A noi è dato un dono e una responsabilità grandi: viviamo la vita consapevoli che è limitata e fragile, che finirà, eppure davanti al muro della morte noi vediamo e crediamo che c’è una porta aperta che si chiama RISURREZIONE, è stata aperta da GESU’ CRISTO, è tenuta aperta dallo SPIRITO SANTO, e dall’altra parte ci attende un abbraccio eterno del PADRE.
Quella PAROLA che è all’origine di tutto, che ha creato le cose (DIO DISSE… E LE COSE FURONO…) continua ad agire e sostenere le cose, il creato, il mondo. Esse sono date a noi per le CUSTODIAMO, ma l’unico modo per farlo è restare fedeli a quella PAROLA che le ha create. Solo così saremo liberi dal grande inganno, dalla grande catastrofe, dalla grande apocalisse che non è fuori di noi, ma è dentro di noi: credere che siamo da soli, che Dio non esiste, che dobbiamo bastare a noi stessi! E allora tutto davvero crolla. Allora tutto torna buio, essere noi riferimento della vita a noi stessi, significa essere senza riferimento, senza bussola, senza direzione di vita.
Quanta gente oggi vive così, e così fatica a trovare il senso della vita, fatica a trovare motivi sufficienti per viverla. E allora l’unica soluzione, perché la vita c’è, incredibilmente c’è, spesso è godere la vita, o pensare di goderla, da soli, per sé, e appena ti accorgi o ti capita che non basta, che non puoi, che è finita, ecco la fine, ecco il farla finita, trascinando con se spesso anche i propri cari, figli, mogli, mariti, in un assurdo vortice di morte.
A noi CREDENTI invece è dato di sapere che la VITA è un dono prezioso e fragile. Il desiderio di vivere, la forza di farlo, il coraggio di non fermarsi nascono dalla fede che ci dona speranza e carità sufficienti. Perché c’è un FIGLIO D’UOMO che è FIGLIO DI DIO, quel CRISTO ASSISO PER SEMPRE ALLA DESTRA DI DIO come ci ha detto l’autore della lettera agli Ebrei, che mostra una luce, una direzione, una porta aperta verso cui siamo e possiamo camminare.
A noi CREDENTI è dato di sapere sulla vita un verità delicata e importante. Non siamo figli del nulla, del caso, di una materia caotica e fredda, ma FIGLI DI UN POPOLO che ha un PADRE e sul quale MICHELE VIGILA. Siamo SALVATI PERCHE’ SUO POPOLO, siamo SCRITTI NEL LIBRO, destinati a RISPLENDERE COME LE STELLE PER SEMPRE come ci ha ricordato il profeta Daniele.
La PAROLA CHE NON PASSA, la PAROLA DI GESU’ è dunque una BUONA NOTIZIA, una grande bella notizia, un VANGELO che ci parla di fiducia, di speranza, che ci propone l’amore, la carità come strade possibile. Chi ci mostra una vita che è dono e che vale sempre di essere vissuta, una morte che non fa paura più di tanto, ma che è porta per un mondo nuovo. E’ tanto? E’ poco? A me basta… e a te?

Omelia dell’11 novembre 2018

32^ Domenica/B – TUTTO! – Un tempo in alcune sacrestie si poteva leggere questa scritta: “Dio ti vede” e il tono che le veniva dato era più o meno quello del giudice severo che non lascia passare nulla. Oggi troviamo GESU’ AL TEMPIO CHE VEDE… OSSERVA GLI SCRIBI… E OSSERVA LA VEDOVA e forse potremo essere tentati di pensare ad uno sguardo più o meno simile, indagatore e giudicante. E certo GESU’ indaga e giudica, ma per capire come non dobbiamo pensare al giudice, ma piuttosto allo mamma e al papà che osservano il loro bambino che sta muovendo i primi passi: è lo sguardo della misericordia!
E’ lo sguardo carico d’amore e di affetto, di timore e di preoccupazione perché il loro bambino sta iniziando ad esplorare il mondo con autonomia e questo è fonte di grande gioia e di preoccupazione. Quel loro figlio sta iniziando a cercare il suo posto nel mondo, ma sta anche iniziando la strada del pericolo.
SCRIBI e VEDOVA sono entrambi nel TEMPIO (realtà nella quale si concentrava tutta la religiosità ebraica e che GESU’ stesso dichiarerà pochi versetti dopo, ormai alla fine), per entrambi è Dio il soggetto da cercare. Quindi sono sul posto giusto!
Ma c’è una differenza radicale tra i due atteggiamenti. E lo sappiamo bene anche noi. La differenza risiede nel loro SCOPO VERO, non quello apparentemente dichiarato.
GESU’ VEDE GLI SCRIBI che PASSEGGIANO IN LUNGHE VESTI, SIEDONO SUI PRIMI POSTI NELLE SINAGOGHE E NEI BANCHETTI E PREGANO A LUNGO. Ma in realtà lo fanno per RICEVERE SALUTI NELLE PIAZZE, per FARSI VEDERE… e la prova del nove sta nel fatto che DIVORANO LE CASE DELLE VEDOVE. Dicono una cosa, di amare e pregare Dio, ma ne cercano un’altra essere amati e pregati dagli uomini che del resto sfruttano senza pietà a partire dai più debole e poveri come erano le vedove.
GESU’ VEDE LA VEDOVA, proprio lei, mentre compire un gesto insignificante e umile nel tempio, getta DUE MONETINE, una offerta insignificante per le esigenze del tempio, ma capace di dire un atteggiamento totalmente diverso da parte di quella donna. Il suo cuore è tutto per Dio e lo dimostra chiaramente mettendo nelle mani di Dio TUTTO QUANTO AVEVA PER VIVERE. Un gesto d’amore. Sconsiderato e irragionevole, ma espressione di una fede grande, di un Dio davvero amato e creduto come provvidente e onnipotente.
E’ la vera religiosità che ritroviamo anche nell’altra VEDOVA famosa della Bibbia, nel Primo libro dei Re (prima lettura), che accoglie il PROFETA ELIA, uomo di Dio, e per lui prepara da mangiare con tutto quello che le è rimasto in casa, senza troppi calcoli, ben sapendo che POI MORIREMO, ma per Dio si fa tutto, si da tutto.
Perché tutto questo?
Risponde l’autore della lettera agli Ebrei (seconda lettura) quando dice che CRISTO SI E’ OFFERTO UNA SOLA VOLTA PER TOGLIERE I PECCATI. Cristo ha dato tutto!
Il vero amore chiede tutto! La vera fede chiede tutto! Dio chiede tutto!
E tutto vuol dire tutto.
Vuol dire senza niente in cambio. Vuol dire senza pretese, senza interesse, senza niente di niente. Solo per amore, perché solo così c’è amore, solo cosi si ama, solo così ci ama Dio, solo così possiamo amare Dio o per lo meno tentare di amare, Dio e il prossimo.
E come ripeto sempre: lo sappiamo tutti, in fondo al nostro cuore, e poco lo crediamo, qualche volta ci proviamo, sempre lo vorremo!
Cosa fa un ragazzo che si innamora di una ragazza? Tutto per lei!
Cosa fanno due innamorati che si sposano? Tutto l’uno per l’altra!
Cosa fa una mamma che mette al mondo un figlio? Tutto per lui!
Cosa fa un giovane che diventa prete o suora? Tutto per Dio!
Cosa fa un figlio con un genitore malato? Tutto per lui!
Ma quanto è questo tutto?
DUE MONETINE. Di più non siamo capaci e a volte nemmeno di questo siamo capaci (infatti il ragazzo facilmente si innamora di un’altra, gli sposi litigano e si separano, le mamme non si staccano più dai figli, i preti diventano padroni, le suore diventano zitelle, i figli abbandonano i genitori in casa di riposo…).
E’ difficile dare anche solo DUE MONETINE.
E dire che è nulla in confronto a quello che DIO HA DATO PER NOI
Eppure basta poco, basta niente, bastano DUE MONETINE, il TUTTO poi lo mette Dio. Vogliamo farlo una volta per tutte?
SIGNORE AIUTACI TU!