Omelia 14 agosto 2016

XX TO/C                                                                               14/8/2016

UN VANGELO “ANTIPATICO”

Non c’è dubbio che questa sia una delle pagine più “antipatiche” del Vangelo. Dico “antipatiche” perché penso provochi quella irritazione fastidiosa dovuta al fatto che ci mette con le spalle al muro2 volte:

- Antipatica nel linguaggio stesso che sembra contraddire lo spirito del Vangelo stesso, parlando di FUOCO, di “non” PACE, di DIVISIONE, come conseguenza del Vangelo PORTATO DA GESU’ SULLA TERRA, addirittura DIVISIONE “in famiglia”. Oggi che da più parti la religione sembra proprio causa di tutto questo. E’ così?

- Antipatica nel contenuto perché ci provoca alla radicalità, a leggerla bene sembra dirci che se non c’è divisione e contrasto tra noi allora significa che la nostra fede è annacquata, tiepida, come dirà il libro dell’Apocalisse “vomitevole”. Siamo così?

Non possiamo tirarci fuori troppo facilmente e dobbiamo accettare tutto l’imbarazzo di questa pagina: Siamo anche così. Siamo spesso così. Forse lo siamo troppo spesso. Certo siamo anche altro, siamo cercatori di pace, di comunione, di Dio vero, di Vangelo radicale. Lo siamo tanto, non ho dubbi. Ma non possiamo autoassolverci sul resto troppo facilmente.

Siamo peccatori. Siamo tanto peccatori. Noi credenti per primi. E’ la conseguenza del PECCATO ORIGINALE che dobbiamo riconoscere e prendere sul serio molto di più di quello che troppe volte facciamo.

 

Prendiamo ad esempio il caso del profeta Geremia descritto dalla prima lettura: egli viene imprigionato dai CAPI (siamo noi?) perché la sua parola è scomoda (SCORAGGIA I GUERRIERI E IL POPOLO…). Per fortuna c’è EBED-MELEC L’ETIOPE (uno straniero!) che ha compassione. La Parola di Dio spesso è scomoda, ci è scomoda perché ci richiama a Dio come e dove non vorremo. E allora la “uccidiamo” o almeno cerchiamo di “nasconderla nel fango”. Un modo elegante e molto frequente è quello che risponde alla domanda: “che male c’è?”, quante volte la usiamo per autoassolverci soprattutto su due comandamentiabbastanza dimenticati:

·        Il sesto comandamento “non commettere atti impuri” (è la sua formulazione tradizionale, decisamente riduttiva): esso ci invita invece ad uno sguardo, positivo si, ma esigente, circa la sessualità vista come dono di Dio da accogliere e da realizzare e non da adattare al nostro capriccio, condizione fondamentale per rispettare veramente Dio e rispettare veramente le altre persone trattandole da persone e non oggetti. Significa ad esempio la bellezza e la fatica del maschile e del femminile (cf omosessualità, violenza su donne, pornografia, bullismo…), oppure è appello alla responsabilità del generare (cf contraccezione, maternità surrogate…) e prima ancora alla radicale fedeltà nel vivere l’amore, nelle forme caste del matrimonio e della verginità oggi dimenticati in favore di forme leggere e senza responsabilità del vivere insieme (cf convivenze).

·        Il settimo comandamento “non rubare”: grande invito alla giustizia, alla destinazione universale dei beni, alla sobrietà contro ogni speculazione che veste di legalità, spesso, furti mascherati (pensiamo al caso “banche” recente), al rapporto tra il singolo e lo Stato, tra regole e coscienza, alla dignità delle persone che hanno diritto alla vita a un minimo di vita e all’opulenza diventata diritto di un Occidente che si pensa in diritto di tutto a scapito di altri…

 

Eccoli il FUOCO e la DIVISIONE che Gesù è venuto a portare. Il coraggio e l’anticonformismo del Vangelo che ci chiedono di non correre dietro alle mode o alle vie più facili del vivere, in favore della fatica del dire “si” a Dio e alle sue “dolci leggi” per rispettare davvero il prossimo senza finzioni o ipocrisie. Tanto da sacrificare in nome di questa “verità” che non siamo noi a darci, anche gli affetti più cari, anche le comodità scontate ma non per questo meno colpevoli.

 

In realtà dunque il Vangelo “antipatico” di oggi è un grande invito alla bellezza del Vangelo, essere cristiani affascinati e desiderosi di vivere la differenza di Gesù nella nostra vita, con il coraggio del profeta, anche a costo di divisioni e incomprensioni. Non un fuoco che brucia i diversi, ma che illumina la via a tutti verso l’unico Gesù.

Non giudici spietati (i tradizionalisti della fede) e nemmeno i libertini incalliti (i progressisti della fede), ma tutti, umilmente, in ricerca, animati dall’unico fuoco, lo Spirito, che Gesù ha acceso sulla terra e che mai più si spegnerà. Per nostra fortuna!