Omelia 13 agosto 2017

19^ TO/A                                                                             13/08/2017

PAURA E CORAGGIO

I temporali, le tempeste, le trombe d’aria, che hanno colpito in più parti in questo tempo estivo, ci possono far immaginare la scena che abbiamo letto nel VANGELO. Dopo un momento bello, conviviale e di amicizia – l’episodio precedente che non abbiamo letto domenica era la “Moltiplicazione dei pani” – Gesù manda avanti i discepoli, in barca, perché lo precedessero all’altra riva del lago di TIBERIADE e, CONGEDATA LA FOLLA, si concede un momento di solitudine e preghiera, SALI’ SUL MONTE, IN DISPARTE A PREGARE, DA SOLO. Ed ecco che il vento si alza, CONTRARIO e AGITA LE ONDE ed E’ NOTTE!

Quante volte la nostra vita assomiglia a quella dei DISCEPOLI in questo episodio. Siamo nella notte, in mezzo a una tempesta, da soliEppure abbiamo la fede, abbiamo il Vangelo, abbiamo i sacramenti, abbiamo la Chiesa, tutte cose che dovrebbero darci sufficiente speranza e serenità e invece, spesso, non sembra così!

Anche nella prima e seconda lettura, troviamo queste sottolineature.

·         ELIA che è nel DESERTO, sul MONTE OREB, a cercare Dio e arrivano un VENTO IMPETUOSO, UN TERREMOTO, UN FUOCO, e tutto sembra forché la presenza di Dio. Anche questi li conosciamo bene dalla cronaca (nulla di nuovo sotto il sole direbbe un altro autore biblico… noi moderni invece…?!).

·         E SAN PAOLO che HA NEL CUORE UN GRANDE DOLORE E SOFFERENZA, perché constata che il suo popolo, quello ebraico, pur avendo tutto (adozione a figli, gloria, alleanze, legislazione, culto, promesse), non riconosce la verità del Cristo.

Abbiamo bisogno di Dio. Questa è la verità più profonda, ma a volte sembra così difficile da raggiungere. E come gli Ebrei, anche noi cristiani praticanti, che “abbiamo tutto”, rischiamo pure di essere o sentirci lontani, soli, abbandonati in balia di onde maligne nella vita, che non mancano mai…

Come PIETRO che in questo brano ci rappresenta, come sempre! Quando, con i suoi compagni, non riconosce Gesù: E’ UN FANTASMA E GRIDARONO DALLA PAURA. Certo camminare sulle acque non è un fatto normale, è segno, come spesso fa Gesù, lo abbiamo visto anche domenica scorsa, e quindi non sorprende che crei scompiglio, sorprende però che non venga riconosciuto. Capita come i discepoli di Emmaus, che non riconoscono Gesù risorto che cammina con loro. Evidentemente quando Gesù abbandona per un attimo i “panni” della sua umanità, subito “sfugge” ai nostri sensi. Ma il messaggio che anche oggi ritroviamo è chiaro ed è rasserenante:

-          Gesù CAMMINA SULLE ACQUE verso i discepoli, vuole stare con loro e quindi con noi, cammina sopra il male (il mare è simbolo del male, di ciò che è minaccioso e sconosciuto), lo domina, non si lascia inghiottire, così nella nostra vita…

-          Gesù dice CORAGGIO SONO IO, quindi si fa riconoscere ai discepoli che in quel momento non riescono a vederlo. Così con noi, ci dà sempre segni sufficienti per riconoscerlo, per sapere che c’è e che non ci abbandona.

-          Gesù dice anche: NON ABBIATE PAURA, ci dice parole rassicuranti e sappiamo che la sua parola ha anche un potere di realizzare ciò che dice, quindi ci cambia il cuore, ci rende capaci di riconoscerlo e accoglierlo.

PIETRO ci rappresenta anche quando chiede: COMANDAMI DI VENIRE VERSO DI TE è ancora il PIETRO che vuole segni (sempre come domenica scorsa). E’ il Pietro certo pieno di affetto per il suo Signore, ma di un affetto non ancora purificato dalla prova. Anzi tentato dalla pretesa di avere un segno. Dio non si mette alla prova, non si possono pretendere segni. La fede dei segni è debole e infatti PIETRO, cammina per un poco sulle acque, ma subito la paura lo prende e affonda. SIGNORE SALVAMI, sgorga dalle sue labbra ed è l’invocazione che sempre dovrebbe essere anche nelle nostre labbra. E GESU’ infinitamente misericordioso, non risponde “te l’avevo detto”, ma TENDE LA MANO E LO AFFERRA! La fede è dono, si può solo invocare. Ma Dio che è amore infinito, altro non aspetta che di allungare la sua mano e afferrare la nostra. In realtà la sua mano è già allungata, anzi tutte e due sono già distese, aperte, inchiodate, sempre pronte ad accoglierci… Ma noi avremo coraggio, fiato e voglia di chiedere aiuto?