Omelia 10 luglio 2016

XV TO/C (Il buon samaritano)                                            10/7/2016

SAMARITANI BUONI: SI PUO’ E CI CONVIENE!

IL BUON SAMARITANO è una di quelle pagine del Vangelo che sono come un fuoco d’artificio: nella notte ecco improvvisamente una luce, forte, colorata, illumina tutto, fa restare a bocca aperta e poi ti arriva il botto che ti fa un po’ sussultare e quasi ti sveglia.

E’ una di quelle pagine che ti mostra il cuore di Dio, il suo stile, è ti mostra quasi a specchio, contemporaneamente quello che dovrebbe essere il nostro cuore e quello che spesso il nostro cuore non è.

Se vogliamo essere onesti infatti non è difficile riconoscere che questa pagina ci dice quello che dovremo essere e ci piace e ci piacerebbe, e penso che a tutti sia capitato qualche volta di essere, ma ci dice anche quello che non dovremo essere e spesso ci capita proprio di essere.

I fuochi d’artificio si sa, durano poco e noi spesso siamo così, duriamo poco nell’amore, il nostro amore dura poco.

 

Eppure prima e seconda lettura, ci danno in rapida successione un flash del progetto di Dio che è molto efficace:

La prima lettura, il Deuteronomio ci ricorda la Storia della Salvezza, la storia che Dio ha scritto con gli uomini a partire da Abramo e poi ha continuato con i Mosè e il popolo d’Israele liberato dall’Egitto: è la storia di un Dio che parla, che chiama, che chiede di seguirlo perchéama, libera, difende, protegge, ma l’uomo ci deve mettere TUTTO IL CUORE E TUTTA L’ANIMA. E sappiamo come Israele il cuore e l’anima ce le metterà a intermittenza. Esattamente come noi! Esattamente come ci dice Gesù nel Vangelo.

Nella seconda lettura, San Paolo ai Colossesi getta uno sguardo più indietro e fa capire come tutto questo è scritto nel cuore di Dio da sempre: CRISTO GESU’ E’ IMMAGINE DEL DIO INVISIBILE, PRIMOGENITO DI TUTTA LA CREAZIONE, IN LUI FURONO CREATE TUTTE LE COSE. Come dire che tutto è stato pensato per arrivare a Gesù e a quelle sue parole. E getta uno sguardo in avanti e dice come le parole di Gesù siano il compito della CHIESA di cui EGLI è IL CAPO, PRIMOGENITO DI QUELLI CHE RISORGONO DAI MORTI, perché TUTTE LE COSE  SIANO RICONCILIATE PER MEZZO DI LUI.

Tutto porta a capire che veniamo dall’amore, viviamo per amore e dobbiamo dare amore. Su quella strada tra GERUSALEMME E GERICO ci siamo noi. Ci sono io, ci sei tu.

1) Intanto spesso, dobbiamo essere onesti e riconoscerlo: siamo i BRIGANTI. Quando con le parole e con i fatti finiamo per rubare il bene degli altri. Vuol dire ad esempio costringere gli altri ad amarci, fare ricatti più o meno espliciti, oppure pensiamo solo a noi stessi e ci disinteressiamo degli altri. Allora siamo BRIGANTI, senza dubbio.

2) A volte siamo certo anche quell’UOMO PICCHIATO A SANGUE. A tutti è capitato almeno una volta di essere ai margini, di essere in difficoltà, di essere stati traditi, di aver visto sparire la fiducia data, di essere delusi e peggio feriti nel cuore, senza speranza…

3) In fine siamo tranquillamente anche quel SACERDOTE e quel LEVITA: conosciamo bene quale è la cosa giusta, conosciamo il Vangelo, veniamo a Messa, ci diciamo cristiani, ma lo siamo solo a parole, ma alla prova dei fatti quante volte abbiamo tirato dritto, girato la testa dall’altra parte, fatto finta di non vedere…

 

Dovremo, e lo sappiamo bene, essere quel SAMARITANO, come lui: COMPASSIONEVOLI, disposti a fermarci, a sporcarci la mano, generosi nel mettere a disposizione le nostre cose, il nostro tempo, el nostre energie, capaci di condividere. Non gli cambia la vita a quel Samaritano, ma la cambia al malcapitato. Non è qualcosa di eccessivamente eroico, ma soprendentemente normale quello che fa. O si, dovremo essere così. E sappiamo bene quanto poco siamo così.

Ci consolano due cose, almeno:

-         sapere che Gesù, Dio, è così: almeno uno c’è e così non resteremo su quella strada senza speranza, uno che si ferma c’è!

-         Essere almeno come l’ALBERGATORE, che, si, si fa pagare, ma lo fa in fiducia e un po’ samaritano lo è anche lui.

Possiamo essere tutti un po’ samaritani. Almeno un poco. Possiamo perché Gesù lo è con noi, lo è stato e lo è continuamente. Possiamo perché se Gesù lo è con noi, allora qualcosa di bene in noi c’è e possiamo donarlo a qualcun altro. Ma si tratta di cambiare prospettiva: non tanto cercare il prossimo (nessuno andrà mai bene), quanto di farci prossimi noi degli altri come Gesù lo è stato con noi.